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La chiesa e la prima
parte del convento (sino al primo chiostro)
furono edificati tra il 1449 ed il 1460
in posizione sopraelevata e completamente
isolata dal borgo, in una zona in cui transitava
la mulattiera che partiva dal borgo medesimo
per raggiungere i centri storici della
parte occidentale della valle e, successivamente,
l’entroterra.
Non è improbabile però, che
anteriormente alla costruzione di questo
complesso, esistesse a Levanto, in località Moltedi,
una piccola comunità di Frati Minori
Francescani, appartenenti cioè allo
stesso ordine che costruì la chiesa
dell’Annunziata.
Verso la fine del XV secolo il convento
venne ampliato con la costruzione della
parte comprendente il secondo chiostro
e, all’inizio del XVI, fu ultimato
con la realizzazione della parte verso
oriente.
Una domenica mattina dal 1613, durante
la messa crollò la navata sinistra
della chiesa e morirono ben 17 persone.
Dopo due anni ebbero inizio i lavori di
ricostruzione, nel corso dei quali il sacro
edificio fu allungato di una campata e
lievemente innalzato. Altri interventi
furono attuati nei secoli successivi, finchè,
tra il 1980 ed il 1992 il complesso venne
completamente restaurato e riportato, nei
limiti del possibile alla sua versione
primitiva.
La facciata è improntata come tutto
il tempio ad una semplicità veramente
francescana.
Al centro s’apre il portale, sopra
il quale si trova un bassorilevo del XV
secolo, in marmo bianco di Carrara.
Nell’interno, a tre navate, sono
conservati due dipinti di eccezionale qualità,
San Giorgio e il drago e il Miracolo di
San Diego.
Il primo, degli inizi del XVI secolo, attribuito
al pavese Pier Francesco Sacchi, fu a suo
tempo “rapinato” dai funzionari
di Napoleone ed esposto al Louvre per circa
mezzo secolo.
Secondo gli esperti che hanno studiato
quest’opera, si tratta di una delle
migliori del pittore rinascimentale originario
di Pavia, che opera a Genova a partire
dal 1501 sino alla morte (1528).Il quadro
eseguito ad olio su tavola (172x149 cm.), è dominato
dalle figure del santo a cavallo e della
bestia feroce, che lottano per prevalere
l’uno sull’altra.
Per quanto riguarda il miracolo di San
Diego, attribuito dalla critica a Bernardo
Strozzi (Il Cappuccino), pur non essendo
una delle migliori opere del prolifico
frate-pittore, si tratta pur sempre di
un dipinto di notevole qualità,
eseguito da uno dei più importanti
rappresentanti della scuola barocca genovese.
L’accesso al convento è consentito
da un loggiato restituito alla sua veste
primordiale nel corso di un recente intervento
di restauro.
All’interno del convento la visita
all’ex refettorio cinquecentesca è degna
d’interesse. Si tratta della più bella
sala del complesso, che indubbiamente riecheggia
l’analoga struttura genovese di Nostra
Signora del Monte. La decorazione pittorica,
che è l’elemento più qualificante
del locale, è costituita da quattro
tondi con santi (dipinti da Michele da
Levanto nel XV secolo) e tre serravolta
dipinti ad affresco e contornati da sinuosi
raggi solari.
Sulla parete di fondo dell’ex refettorio è conservata
una bella tela di grandi dimensioni (cm
250x370), firmata Gian Battista Casoni
e datata 1641. L’opera, dichiaratamente
di sapore caravaggesco, è certamente
una delle migliori del Casoni, pittore
nato a La Spezia e formatosi in ambito
genovese.
Uscendo dall’ex refettorio si trova
appeso alla parete un dipinto (175x123
cm) che ritrae un levantese illustre, il
beato Battista Tagliacarne, che nel 1449
fondò questo complesso.
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